Le arterie del viso variano: perché i punti di repere non sono una garanzia

Ogni professionista che esegue iniezioni impara una mappa delle arterie del viso e delle zone a rischio da evitare. La mappa è utile, ma è una media ricavata da molti volti. Il paziente che si ha davanti può non corrispondervi.

Gli studi anatomici sono chiari su quanto spesso questo accada. Questo cambia ciò che un punto di repere può garantire e il modo di iniettare nelle sue vicinanze.

Il decorso più frequente spesso non è quello della maggioranza

Una revisione sistematica con metanalisi degli studi Doppler sull’arteria facciale ha rilevato che il suo decorso più frequente rispetto al solco nasogenieno riguardava meno della metà delle arterie esaminate [1]. In altre parole, la maggior parte dei pazienti non presenta lo schema più comune. Ogni lato del viso è stato contato separatamente, quindi lo stesso paziente può avere due schemi diversi.

A volte lo schema dei manuali è quello raro

In una serie di dissezioni su cadavere della regione periorale, l’arteria labiale inferiore decorreva lungo il margine del labbro inferiore, come si aspettano molti professionisti, solo in una piccola minoranza dei preparati. In circa sette casi su dieci attraversava orizzontalmente la parte centrale del labbro inferiore. Le arterie labiali superiori erano nettamente asimmetriche tra i due lati dello stesso viso [2].

Si tratta di una sola serie in una sola popolazione, quindi le proporzioni esatte non sono definitive. Conta il senso del risultato: la parte del labbro inferiore spesso considerata sicura può essere proprio quella in cui decorre l’arteria.

La profondità dipende dal paziente

Uno studio Doppler sull’arteria sopratrocleare lungo le rughe glabellari ha rilevato che l’arteria si trovava più in profondità sotto la cute nei pazienti con un indice di massa corporea più alto e nei pazienti più anziani [4]. A parità di tecnica, restare superficiali lascia quindi meno margine in una glabella giovane e magra che in un paziente più anziano o con un indice di massa corporea più alto.

Lo studio non ha rilevato differenze sistematiche di profondità tra il lato destro e il sinistro [4]. Questo esclude una differenza prevedibile tra i lati. Non significa che il viso di un singolo paziente sia simmetrico.

I vasi sono collegati

L’arteria sopratrocleare varia per decorso e ramificazioni e comunica con le arterie angolare, sopraorbitaria e dorsale del naso, che collegano la circolazione del viso a quella dell’orbita [3]. Per questo conta anche un vaso lontano dall’ago: il materiale può spostarsi attraverso questa rete fino a un territorio che non si stava trattando.

A che cosa servono i punti di repere

I punti di repere di superficie restano utili. Gli studi su cadavere che hanno definito i repere per localizzare l’arteria facciale hanno anche osservato che l’arteria cambia direzione almeno due volte lungo il suo decorso [5]. Un repere restringe l’area in cui probabilmente si trova un vaso. Non dice dove si trova in questo paziente.

L’ecografia permette di vedere il vaso nel singolo paziente, e gli studi Doppler citati si basano su di essa [1]. Mostrano che i vasi possono essere localizzati e che la loro posizione varia. Non mostrano che un esame prima dell’iniezione riduca il tasso di complicanze.

Come iniettare tenendone conto

  • Scegliere il piano, non la linea. Preferire il piano con meno vasi in quella regione, qualunque sia il decorso dell’arteria.
  • Valutare ogni lato. Non dare per scontata la simmetria; esaminare separatamente il lato destro e il sinistro.
  • Tenere lo strumento in movimento e procedere lentamente. Iniettare lentamente, a bassa pressione e in piccole quantità, muovendo l’ago o la cannula.
  • Considerare i segni rassicuranti come indizi deboli. Un’aspirazione negativa o l’assenza di sbiancamento riducono il sospetto, ma non giustificano un deposito più grande o più rapido.
  • Fermarsi presto. Interrompere l’iniezione al primo segno che qualcosa non va, non quando se ne è certi.

I trattamenti precedenti modificano ulteriormente l’anatomia. Un filler già iniettato, i fili o un intervento chirurgico possono spostare tessuti e vasi: per questo i trattamenti precedenti vanno indagati in anamnesi, prima di pianificare l’iniezione.

I professionisti più sicuri non sono quelli che dicono di evitare sempre tutte le zone a rischio. Sanno che la mappa è una media, iniettano come se l’arteria potesse trovarsi ovunque e sono pronti a trattare una complicanza vascolare se si verifica. Questa preparazione si impara accanto a un professionista esperto, su pazienti reali.

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